Introduzione al bio: la storia prima del trend

a cura di Alberto Berton

Il biologico è da anni in forte crescita. Attualmente regolamentato in quasi 100 paesi, dal 1999 al 2017 il settore è passato da 17 miliardi a  100 miliardi di dollari di volume di affari. Questi i numeri da record del biologico a livello mondiale. Non si tratta certo di un fenomeno di moda, quanto appunto di un “movimento” con radici profonde.

Questi numeri record hanno premiato quanti hanno creduto, molti anni fa, non soltanto in un metodo di agricoltura e di allevamento alternativo a quello industriale, ma anche in un cambiamento nei “valori” che stanno alla base delle attività di produzione, di scambio e di consumo alimentare, quindi del sistema agroalimentare in senso lato. Dalla logica matematica del profitto e dell’interesse individuale, alla matrice di valori costituita da ecologia, salute, equità e cura, i principi nei quali la Federazione Internazionale dei Movimenti per l’Agricoltura Biologica (IFOAM) ha individuato le radici dalle quali è crescito e si è sviluppato il biologico.

A fronte di  questi numeri record, nel “movimento” biologico sembra comunque essersi concluso un ciclo. Si è creata una situazione per certi versi paradossale, certamente problematica, caratterizzata dalla convergenza del biologico verso l’industria e la finanza, con un’inevitabile tensione a livello valoriale. Tale situazione ha aperto un dibattito nel movimento e nelle università noto con il termine inglese di  “organic conventionalization”. Il settore biologico, proprio a causa del suo successo, sta acquisendo molte caratteristiche tipiche del settore convenzionale: filiere lunghe e poco trasparenti, accentuata dipendenza da input esterni a livello dell’azienda agricola, processi di produzione e di distribuzione industriale, packaging accattivanti ma per nulla ecologici, concentrazione finanziaria e così via… Sono aumentati i comportamenti speculativi, di cui le gravi frodi che hanno colpito il biologico sono la manifestazione criminale più eclatante , che mina alle fondamenta il settore biologico, colpendolo proprio sui valori “merceologici” di base quali la fiducia e della tutela dei consumatori e  dei produttori.

Nello stesso tempo, l’agricoltura biologica – insieme all’agro-ecologia di cui è parte- sta guadagnando di importanza nei dibattiti sulle strategie di mitigazione del cambiamento climatico, di contrasto all’erosione del suolo e all’inquinamento delle acque, di gestione dei problemi ambientali e alimentari futuri dell’umanità. L’ 1,4% della superficie agricola mondiale a biologico “certificato” mostra però l’attuale marginalità del movimento a livello globale.

In Italia, tra i paesi leader nel settore con oltre il 15% della superficie agricola coltivata con metodo biologico, proprio in questi giorni al Senato è in discussione un disegno di legge che intende regolamentare con un testo unico il settore, definito come “interesse nazionale”. La discussione è stata preceduta da violentissimi attacchi al biologico provenienti dai sostenitori dell’agricoltura industriale, che hanno descritto il metodo biologico come anti-scientifico, anti-moderno, anti-economico, anti-ecologico perfino, cercando di bloccare il DDL al Senato.

Quanto sopra accennato basta a farci capire quanto la situazione attuale del movimento biologico, al di là dei positivi trend di crescita, sia in realtà molto critica e complessa.

Proprio in vista di questa situazione, qualche tempo fa IFOAM ha lanciato un appello agli operatori del settore sollecitando un cambio di paradigma nel biologico volto a riconfermare i principi di base del movimento (ecologia, salute, equità e cura) come base per il suo successivo sviluppo.

Il documento è intitolato: “Biologico 3.0 – La prossima fase dello sviluppo del biologico”. Il Biologico 1.0 è il periodo dei pionieri del movimento, che hanno posto le basi scientifiche, pratiche e valoriali del biologico. Il Biologico 2.0 è il periodo della regolamentazione e delle performance di mercato, quello che stiamo vivendo. Il Biologico 3.0 rappresenta la speranza di una nuova fase di sviluppo del biologico, che se da un lato deve continuare ad espandersi, coinvolgendo tanto le agricolture tradizionali e convertendo le agricolture industriali, dall’altro deve mantenere saldi i suoi fondamenti scientifici e valoriali.

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In questo quadro, per il biologico risulta particolarmente corretto dire che “il passato è prologo”. Non si può capire dove il biologico debba andare, se non si conosce innanzitutto la sua storia.

La conoscenza della storia del movimento biologico, storia per molti versi avventurosa, permetterà infine di affrontare con maggiore sicurezza  il dibattito in corso in Italia sulla scientificità del metodo biologico.

 

LA BIOGRAFIA DELL’ESPERTO

Alberto Berton è Esperto di agricoltura biologica e di distribuzione alimentare, titolare di bioeco.net_bulk and organic retail specialists e affiliato IFOAM.

Ricercatore indipendente presso la Fondazione Micheletti di Brescia è inoltre membro della Scuola Italiana di Bioeconomia presso l’Università di Perugia.

 

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