Elisa Pedrazzoli racconta PrimaVera Bio: l’idea del nome e i primi traguardi

Negli anni Novanta avevamo tante difficoltà sul versante del mercato biologico italiano perché i prodotti di carne di maiale non erano ancora accettati dai consumatori che erano soprattutto vegetariani o vegani, mentre i consumatori tradizionali si aspettavano da un salume bio che fosse più buono rispetto ad un salume tradizionale. Un salume bio però non può differenziarsi per il gusto ma per il metodo di allevamento del maiale che deve essere cresciuto rispettando specifici standard di benessere animale e alimentato con foraggi coltivati senza pesticidi né fertilizzanti, vivendo a stretto contatto con l’ambiente naturale del territorio. Consumare un salume biologico significava, e significa tuttora, scegliere un prodotto che ha un impatto ambientale minore, che aiuta il riequilibrio ambientale e che lascerà un futuro migliore alle nuove generazioni (leggi i nostri 5 buoni motivi per scegliere il bio).

Proprio per questo creammo un’immagine legata al mondo dell’infanzia: il marchio PrimaVera nacque ripercorrendo l’idea della scrittura di un bambino, con i fiorellini, mentre il colore ed il nome rimandano alla freschezza. Per la prima campagna pubblicitaria del marchio utilizzammo le illustrazioni di un bambino cui avevamo chiesto di disegnare come vedeva il nostro allevamento di maiali biologico.

La copertina del primo catalogo PrimaVera Pedrazzoli

La copertina del primo catalogo PrimaVera Pedrazzoli

Abbiamo dato al nostro marchio il nome PrimaVera perché potesse essere letto in due modi: sia primavera come la stagione, un momento di risveglio e crescita della natura e come metafora dell’infanzia, sia a livello letterale come “prima-vera”, prima vera linea di salumi biologici perché all’epoca in Italia eravamo i soli produttori di salumi biologici.

I primi salumi prodotti furono i salamini tutti i gusti (Cacciatore, all’aglio, dolce, Milano, con finocchio e con tartufo), un prodotto che richiede una breve stagionatura. Ma la vera svolta di PrimaVera Bio avvenne nel 1997, quando presentammo il nostro primo prosciutto crudo di Parma prodotto secondo metodo biologico.

Con questo salume lo stesso anno vincemmo il premio Innovazione e Tradizione come prodotto legato alla tradizione culinaria e norcina italiana ma decisamente innovativo per quanto riguardava sia mercato biologico sia il settore tradizionale. Il nostro fu infatti il primo prosciutto crudo di Parma con il marchio di certificazione biologica, ma non fu un esordio sereno: dovemmo combattere non poco con gli organi di tutela dei prodotti legati al territorio per far accettare il metodo biologico, che non veniva riconosciuto perché ritenuto troppo caratterizzante, come se la produzione biologica di un salume fosse dequalificante.

Dopo tanto lavoro riuscimmo comunque a vincere le nostre battaglie e a far accettare il nostro prosciutto di Parma bio, facendo riconoscere il metodo biologico come produzione che doveva avere un percorso a sé stante rispetto a quello tradizionale. In questo senso la premiazione fu un passaggio fondamentale perché ci diede la motivazione giusta per continuare a sperimentare con altri tipi di salumi della tradizione e ampliare la gamma di PrimaVera Bio.

Elisa Pedrazzoli

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